Massime e minime

La vita è fantastica

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Così è la vita

Ninna Nanna

Non piangere,
sono troppo piccola per capire le tue lacrime,
le sento scivolare sul mio viso,
e non distinguo la gioia dal dolore.

Ti guardo dal basso,
attaccata al seno,
sento il tuo braccio,
mi sostiene e mi riscalda,
mi accarezzi e piangi.

Non andrò via,
non ora
e anche quando ci sentiremo al telefono troppo in fretta,
o sarò dall’altra parte del mondo e mi dirai di stare attenta,
io ti sarò accanto.

E quando i ruoli si invertiranno,
le tue rughe saranno più profonde,
la tua vita più lunga,
sarò io a pendermi cura di te.

Piangi
le tue lacrime di gioia,
sussurrami
la tua ninna ninna
culla il mio sonno,
accanto al tuo.

(©) Simone Moscardi, 2017

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Così è la vita

Sette

Sette mesi,
sono sette mesi che ti respiro
e ogni giorno dimentico
il tuo volto di ieri.

Nei miei occhi ci sono le foto dei giorni appena passati,
non saprei ricordarti in un altro modo che non sia così preciso,
eppure non basta.

I tuoi occhi oggi sono più brillanti,
il tuo vocabolario più anarchico,
la tua fame in costante crescita.

Non sei più quella di ieri,
cresci e cambi,
come la luce del giorno, mai uguale a se stessa.

Lasci indietro i ricordi
tu sei già avanti
io, nella tua scia, li raccolgo.

Ti espandi dentro di me,
e non posso fare nulla,
posso solo lasciare che accada,
posso immergermi nei tuoi occhi per tenerti vicina,
posso cercare di proteggerti finchè potrò e finchè sarà giusto farlo,
posso ricambiare il tuo sorriso disarmante,
e aspettare che tu dica “papà”.

(©) Simone Moscardi, 2017

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Così è la vita, Società

L’imbarco all’italiana

Seduto e pacifico, moglie al fianco, attendi il tuo turno, intorno caos e coda, massa umana accalcata di ritorno dalle vacanze.
Il gate del volo Dubai – Milano è un recinto, delimitato e confinato, un micro cosmo variegato e a tratti avariato.
Dubai, fine agosto, crocevia mediorientale di molte mete, è l’apoteosi dell’italianità in vacanza.
Sei andato dall’altra parte del mondo e ritorno, molti scali in paesi diversi, gente di ogni tipo e razza, ma non c’è nulla fare, l’italiano all’estero lo riconosceresti bendato, a chilometri di distanza.
Seduto e pacifico, osservi.
C’è il project manager cinquantenne brizzolato, moglie e figli al seguito, Hogan con zeppa bianca, polo Fred Perry blu e un paio di fantastici pantaloni africa style, con giraffe nere su fondo marroncino deserto, abbondanti, cavallo basso, elastico alle caviglie, perfetti per un casual Friday d’ordinanza. Vi siete divertiti a Zanzibar?
Ci sono i due fidanzatini con le pupille a cuoricino, tenerini tenerini, mano nella mano, zaino Eastpack sulle spalle e due originalissimi cappellini orientali in paglia calati in testa. Bella la Thailandia?
C’è poi il nerd etnico, barba incolta irregolare, occhialone fuori moda con lenti spesse, zaino Invicta con le scritte a pennarello direttamente dagli anni ’80 e un super tutone africano, che nemmeno i Vu Cumprà di Viserbella di Rimini osano più mettere. Tutto bene al campo estivo per l’informatizzazione degli Tswana del Botswana?
Immancabile e un un po’ defilata, la coppia di strafighi made in Montenapoleone. Lei figosissima con le zeppe di 10 cm, pantaloncini micro livello curva chiappa, canottiera super aderente e iper scollata, abbronzatissima e con le tette rifatte. La borsa, ovviamente, una Louis Vuitton a bauletto, comoda comoda per l’aereo. Lui il fidanzato, 1.80, capello corto gellato, barba perfetta di due giorni, camicia bianca con maniche risvoltate e slacciata davanti su un petto perfettamente palestrato, abbronzato e depilato, bermuda blu e mocassini in tinta.
Precisi, come se fossero appena usciti dal centro estetico. Guardano dritti avanti a loro, sguardo alto. Non si parlano, mai. Come è andata la vacanza all inclusive super exclusive alle Maldive?
Umanità varia, differenziata ad hoc, per comunicare al prossimo di esserci stati in vacanza, mete esotiche, resort extra lusso, volontariato sociale, lì in mezzo alla marea in attesa dell’imbarco.
Nei voli su lunghe tratte, il check in è obbligato, il posto per il bagaglio a mano è assicurato, niente risse come per salire sul volo low cost da Barcellona.
Ma l’abitudine resta, il DNA non mente, l’italiano ama e odia, in modo viscerale e completo, la coda.
Senza coda, lunghissima e assurda, l’italiano non vive, ne ha bisogno come l’ossigeno, le tasse e la carbonara in Guatemala.
La coda assunta a modus vivendi all’Expo Milanese, la passeggiata di Christo sulle acque del lago di Iseo; l’anno prossimo quale coda sarà di moda?
Così, con la coda nel sangue, l’italiano non aspetta tranquillo e seduto il proprio turno, assolutamente no, anche se mancano tre ore, l’italiano si piazza davanti al gate orgoglioso e fiero di imbarcarsi per primo, trolley al fianco, carta di imbarco e passaporto alla mano, osserva il banco del gate, desolatamente vuoto.

Seduto e pacifico, moglie al fianco, trenta ore all’andata, trenta al ritorno e molti imbarchi lineari e sereni, aspetti il tuo turno.
L’hostess di terra è arrivata da poco, appena si è palesata, la massa in piedi è schizzata in avanti come Bolt alla partenza della finale olimpica dei 100 metri.
La massa brama l’imbarco, brama il proprio posto assegnato e numerato che nessuno mai si sognerà di togliergli, brama i centimetri cubici di cappelliera dove alloggiare il proprio trolley sgarruppato o la Louis Vuitton da viaggio.
La massa brama l’imbarco, in ordine assoluto di coda, ignorando completamente le indicazioni sui monitor e degli altoparlanti che, in molte lingue, italiano compreso, descrivono chiaramente la sequenza di imbarco secondo i settori dell’aeromobile.
L’italiano difende il proprio posto in prima fila fregandosene di essere dell’ultimo settore.
Rilassato, moglie al fianco rilassata, guardi il tuo biglietto “Settore C”.
Con calma, seduto e divertito, attendi la chiamata della Prima Classe, della Business, dei prioritari, dei passeggeri con minori e passeggini, del settore A e B, finché compare la scritta “settore C”.
Ti alzi, trolley al seguito, cominci a spintonare, perché il project manager con famiglia, i giovani innamorati, il nerd, la coppia di superfighi e altra umanità varia hanno completamente bloccato l’area antistante il gate, nonostante non sia il loro turno.
Finalmente riesci ad aprire un varco nella massa, gomiti alti e sorriso beffardo raggiungi la hostess di terra, tua moglie in scia, percorri il percorso previsto, sali sull’aereo, alloggi comodamente i bagagli, ti siedi e attendi il decollo.
Passano minuti a palate finché vedi passare il manager, il nerd e compagnia briscola che rabbuiati dalla coda e dall’attesa finalmente prendono posto, bofonchiando al personale di bordo che parleranno con un responsabile per protestare riguardo la lunga attesa all’imbarco.

Ovunque tu sia, in giro per il mondo, ovunque, se vedi una mandria di persone ammassate irrazionalmente al gate con trolley al seguito, ore prima della partenza, sappi che sono italiani in coda, indignati per la coda ma orgogliosamente in coda e sappi che quello è un imbarco normale.
Tecnicamente parlando, il classico “imbarco all’italiana”.

(©) Simone Moscardi, 2016

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Così è la vita, Sensazioni

Sospesa

Fuori è pelle liscia, tesa, delicata.
Fuori è un mondo caotico, alti e bassi, sconfitte e cicatrici, lezioni imparate e da imparare.
Fuori è un mondo sorprendente, albe e tramonti da sognare e da vivere, il vento che scompiglia i capelli, l’aria fredda delle mattine di inverno, i primi tepori primaverili.

La vita, qui fuori, non posso spiegartela, troppo contorta e aggrovigliata, troppa o troppo poca e solo raramente nella dose corretta.
Non so dire cosa sia giusto o sbagliato, troppi punti di vista da considerare, troppe scelte e troppi incastri, posso solo dire che la ragione non è mai da una parte sola, la gentilezza è la chiave che apre molte porte e l’ironia è l’ancora di salvezza dalla seriosità delle cose futili.

Fuori si combattono battaglie che non hanno vincitori, dove la brutalità è regola, gli esseri umani sono scontati e non si distingue la fine dall’inizio.
Fuori corriamo e corriamo per il solo gusto di assaporare la sosta, e anche quando possiamo fermarci, cominciamo a correre per smaltire la fatica della corsa.
Fuori è difficile trovare un senso come è difficile trovare qualcosa che non abbiamo già.

La vita, qui fuori, non posso spiegartela, posso solo raccontare il silenzio delle montagne, il bianco assoluto della neve, la delicatezza del riverbero del mare in una notte col pieno di luna, il profumo dell’erba bagnata dopo il temporale, la pace delle terre diradate, la semplicità disarmante di un sorriso sincero, la libertà dei piedi nudi nella sabbia.

Fuori sei pelle liscia, tesa, delicata.
Dentro sei un mistero in bianco e nero, forme da intuire e un battito che sembra un sussulto.

Rimani lì, ancora per un po’, ascolta e non cercare di capire, non è ancora il tempo.
Rimani lì, ancora per un po’, sospesa.
Rimani lì, in pace, fino al giorno in cui mi specchierò in te, per cercare la metà di me e la forza di essere semplicemente tuo padre.

(©) Simone Moscardi, 2016

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