Senza filtro, questa volta

Martedì 14.12.2010, ore 14.05.30

Mi arriva questo sms "B vince per tre voti a favore dati da Fli. 311 a 314. Ciao"
Leggo.
Rileggo.
Conto fino a 5, mentalmente.
Il primo sentimento è "odio".
"Odio".

Non sono un attivista politico, non amo particolarmente i dibattiti politici, ho una linea, coerente abbastanza, nulla di più.

Sono un pacifico.
Il primo sentimento è "odio".

Rispondo all'sms "Dobbiamo solo aspettare che muoia x liberarcene! L'odio sociale aumenterà sempre di più! ".

Non è una questione di parte politica, non è una questione di moralità, non è una questione di dignità.

E' una questione di civiltà.

Il primo sentimento è "odio".
"Odio".
Possiamo permettercelo?

No, assolutamente.
E' una questione di civiltà.

Come va?

“Ciaoo, amico, ma da quanto tempoooooo, come va?”

C O M E    V A ?

come va ….

“Bene, grazie” – Segno deciso d'assenso della testa.
“Ehh bene, bene, sempre il solito fortunato, a te ti va sempre bene, hai fatto 6 al superenalotto?” – Testa che annuisce più e più volte, sguardo di sottecchi.

“Abbastanza bene” – Alzata di spalle.
“Abbastanza, aiaiaiii, la suocera non ti molla eh?” – Strizzatina d'occhio.

“Siii, non male” – Collo si allunga, testa annuisce tre volte incerta.
“Non male? Problemi con la tipa? Cose che capitano, fatti forza, amico mio!” – Braccia allargate, pacca sulla spalla.

“Benino” – Lieve alzata di spalle, testa inclinata verso destra.
“Benino …. lo so, cosa ci vuoi fare, al giorno d'oggi è davvero difficile essere felice” – Testa che annuisce e braccia che ricadono molli lungo i fianchi.

“Si tira avanti” – Sguardo deciso e testa immobile.
“Già, bisogna resistere caro mio, in attesa di tempi migliori e tirare avanti” – Occhi puntati dritti, fare saccente.

“Normale” – Braccia allargate, sorriso forzato.
“Normale. Normale. Come la vita, monotona, grigia, piatta, normale” – Sorriso forzato, braccia allargate.

“Potrebbe andare meglio” – Testa in basso, occhi in basso.
“O mamma, cosa ti è successo, prostata?” Sguardo interrogativo, finto dolore negli occhi.

Non c'è scampo, non ci sono speranze.

Osa.

“Benissimo, mi sento come Tardelli dopo il gol nella finale dell'82” – Corsa esaltata e tuffo slanciato.
“Come d'autunno, sugli alberi, le foglie” – Finto svenimento.
“Incredibilmente” – Sguardo di ghiaccio, muscoli congelati.
“Male, mi restano tre giorni di vita” – Sorriso a 56 denti.

Puoi resistere,
la domanda, inutile, enorme
è sempre sospesa sopra la testa,
pronta a franarti addosso.
E franerà.

Cosa rispondere?
Dice il profeta: “la risposta è dentro di te, e però è sbagliata” (Quelo, 15, 18)

Note a piè pagina – Ovvero indicazioni per l'uso.
Gesto dell'ombrello: consentito solo in casi estremi
Cazzotto sferrato a tutta forza: consentito solo in casi estremi, dopo che il gesto dell'ombrello ha fallito.
Bacio appassionato all'interlocutore: dipende dall'interlocutore.

Una variante sul tema

Uomini col borsello – Parte II

Ma che bello questo borsel … eh, tracollina, tracollina, scusa, no sai il borsello, quello in finta pelle marrone, quello lì sì che era veramente orribile, oggi, no dai quelli di oggi sono belli, tecnologici, capienti e poi sono tracolline, non certo borselli.
Hai provato ad andare al negozio di valige? che se gli chiedi il borsello la signora, la proprietaria perché la commessa gnocca è già occupata, la signora ti guarda storto e ti corregge con fare saccente, “vuole una tracollina?” e ci aggiunge “vero?”, che è come dire “azzardati a chiedermi realmente un borsello che ti butto fuori dal mio negozio”.

Tracollina insomma,
è di moda, in varie forme e misure, colorate per ragazzotti, in business style, per il mare, per le attività sportive, un modello per ogni esigenza.

Tracollina.
Tracollina è un must, che se non l’hai sei out, sei un uomo in ritardo e non ti azzardare ad usare il marsupio, MAI, M A I, capito?!

M A I P I U’.

Ma c’è un problema, già c’è sempre un problema.

Il problema è che la volumetria della nostra tracollina sta aumentando progressivamente e paurosamente.
La forma e le dimensioni stanno incrementando, il mercato è saturo di tracolline normali, ovvero ci metti il portafoglio, due cellulari, un paio di mazzi di chiavi, auto e casa, un pacchetto di fazzoletti e poco altro.

La tracollina evolve, muta verso una borsa vera e propria, i nuovi modelli stanno assumendo inesorabilmente forme e fattezze delle borse per signora.
L’evoluzione stilistica è oggi release 2.0, tracolla da uomo con la struttura da borsa da donna.
Il cinturino di sostegno si allunga, la forma di allarga, la chiusura diventa con sportello frontale, gli scomparti aumentano.

La tracollina 2.0 è modello station wagon, ci si può mettere di tutto, il frontalino asportabile dell’autoradio, il walkman portatile e qualche audiocassetta di scorta, la macchina fotografica reflex e una ventina di rullini pronti all’uso, qualche scatola di chewingum Big Bubble gusto fragolissima e molto molto altro.

Amico mio, la tua tracollina minimal schic è già roba da soffitta, ti aspetta una borsellone dove potrai mettere di tutto e non trovare più nulla.

Borsello, marsupio, tracollina e tracollina 2.0, devi stare al passo con la moda.

Se fra qualche tempo andrai al solito negozio di valige, la solita signora, perché la solita commessa gnocca sarà sempre impegnata con il solito altro cliente, la signora appunto ti rifilerà il tracollone new concept, tu ribadirai che vorresti una normal tracolla e la signora, con fare superiore, “ma caro mio, il modello che lei vuole è ormai fuori produzione, fuori moda, oggi i nuovi modelli sono altri” e ti rifilerà inesorabilmente la versione 2.0, per l’appunto, magari quella rosa griffata Hallo Kitty.

I tempi cambiano, le mode vanno e vengono, i modelli evolvono, fai uno sforzo di immaginazione, dai impegnati, pensa alla versione 3.0, non la immagini, non focalizzi nulla? proprio nulla?
Pensa allora a una forma rettangolare, con manico di presa superiore e scomparto anteriore più piccolo, pensa al colore marrone, pensa alla pelle, pensa al budello, ci sei? lo vedi ora?

“Ecco il nuovo modello, caro signore, è vintage, un verso status symbol ai giorni d’oggi, accessorio immancabile per un uomo come lei, moderno, dinamico e al passo con i tempi”.

Tornerà, è solo una questione di tempo.

Tornerà
e sarà in vero budello.

La prima parte …

Per un lui più lui

"Bello il film, grazie di tutto, noi andiamo che è tardi”
“Ok, ci sentiamo per domani che se fa bello si va in montagna”
“Ok, a domani … aspetta aspetta, torna un attimo in dietro”
“Indietro?”
“Sì si, indietro, stavi facendo zapping, torna indietro … ecco lì brava, lascia un attimo su questo canale …”

Capita così, a volte, per caso, e il caso non esiste, di essere folgorato.

Vedi una immagine, sfuggente ma la focalizzi, è una donna mora, prosperosa quanto basta, abbronzata, abito bianco, quasi un camice, scollato al limite del non vedi e con un capellino bianco munito di una piccola croce rossa impressa.

Una crocerossina, una crocerossina sexy e ammiccante.

E allora ti trovi a dire “ torna indietro, torna indietro … ecco brava proprio lì …”

E' una televendita, di quelle notturne, Noooooooooo, N O N E' un telefono erotico, è Egorex.

Egorex?

E' un attrezzo tric trac, un set di coltelli no limits, un elettrostimolatore 7 in 1 per lui e per lei all inclusive?

No, non dicono esattamente cos'è, dicono che è un rinvigorente per lui, un rigenerante che farà sentire l'uomo in forze, rilassato, sicuro di sé, insomma pronto al consumo.
Il tutto in confezione da 10 bustine comode e in formato tascabile, recapitabili in pacco anonimo direttamente a casa tua e se lo ordini subito, per le prime telefonate, il costo è quasi dimezzato.

Egorex e sarai maschio, apri la bustina, ingerisci e sei uomo uomo, uomo che non delude mai, uomo pronto all'uso in comoda confezione usa e getta.

Ma dai, sarà la solita boiata, la solita polverina magica.

Noooo, assolutamente no, nessuna controindicazione, prodotto ovviamente naturale a base di erbe mediche, note alle popolazioni andine ed altre usate nella medicina cinese, dalle incredibili proprietà rinforzanti per lui, e via discorrendo.
C'è anche un medico, in camice bianco d'ordinanza, che descrive con rigore scientifico e termini tecnici lievemente comprensibili per assonanza, un po' come le supercazzole, le proprietà di egorex.

E poi, immancabili i casi umani, le testimonianze.

Un giovine sui 25, un po' bulloide, lo stereotipo del cucador, del vitellone mordi e fuggi, con egorex non sbaglio mai, efficienza ++.

La coppia giuda tipo quelle del corso fidanzati, lei molto carina, un carino discreto e con carina scollatura e lui un tipo carino, coppia carina di fidanzatini carini mimi e coco' che con Egorex hanno finalmente trovato il loro equilibrio psico fisico e un pizzico di spritz sessuale, perché all'occorrenza lui, non importa il come dove quando, lui zac, giù la bustina e via di brum brum.

Un effeminatone over 50, ovviamente gay, ma non lo dichiara esplicitamente, che ora può soddisfare tutti i suoi compagni senza tentennamenti, e qui c'è un velato (involontario?) richiamo alla promiscuità omosex, che ti fa incazzare perché è risaputo che gli omosessuali hanno sempre rapporti con più uomini. E qui un vaffa ci sta alla grande.

Tieni duro, continua a guardare, sì sì è un frullato di già sentito, sì sì il bullo, sì sì la coppia giovane e insoddisfatta, sì sì il gay ultra cinquantenne, tieni duro, continua a guardare, la promozione ricomincia in loop e ti parlano dei costi, delle proprietà, le stesse cose di prima ma in ordine diverso.

Stai per mollare, stai per essere colto da cocente delusione ma ecco che ascolti meglio, ascolti meglio la composizione chimica di egorex.

Già, tutti prodotti naturali, ovviamente, medicina cinese, ovviamente qualcosa di sud americano, no no non centra il peiote questa volta, guarda, guarda con attenzione quando compare il grafico a torta, 50 % Macà, 25% Argininina e il rimanente 25%?

Certo lo dicono ma è un attimo, sul grafico a video, che rimane per pochi secondi, è scritto in piccolo, aspetta, aspetta la prossima logorroica ripetizione, hai capito?

Sì si hai capito bene!
Il 25% di Egorex è composto da citrullina.
Sì esatto “citrullina”.

Citrullina (formula bruta C6H13N3O3, CAS 372-75-8), che sarà anche “un alfa amminoacido non essenziale, ovvero sintetizzabile dall'organismo umano …. isolata per la prima volta dal cocomero (in latino citrullus, da cui prese il nome)” ma qui, gira e rigira, si sta sempre parlando di citrullo.

Egorex, e sarai sempre pronto!
Egorex, la pillolina blu gli fa una pippa!
Egorex, quandodovecome vuoi, ti cali la bustina e aiooooo!
Egorex, per lui che vuol essere lui, per lei che vuole lui più lui che mai.

“Finalmente basta brutte figure! Basta con sufficienti prestazioni! Finalmente l'uomo che non deve chiedere mai, oggi esiste grazie a Egorex”

Egorex, “tirati su la vita con Egorex!”

Egorex, citrullina powered!

Note a piè pagina:
Non ci credi?   e allora …. http://egorex.it/vistointv1.html
La crocerossina è Patrizia Bruschi, che da una semplice ricerca googloica, si rivela essere "miss chirugia estetica 2009", insomma tutta robba naturale!
 

21 Dicembre 2012 – Ci siamo

Ci siamo, la fine del mondo è vicina vicina, le avvisaglie sono sotto i nostri occhi, eventi catastrofici si susseguono sempre con maggiore frequenza.

Tsunami in Indonesia, crisi economica, terremoto in Abruzzo, terremoto ad Haiti, terremoto in Perù, alluvioni in Francia, la Lega che vince le elezioni, il Cavaglier B. lanciato verso la poltrona di presidente del Repubblica, terremoto in Cina, il Ghiacciaio Eyjafjallajokull in Islanda che erutta e ricopre l'Europa di una vasta coltre di polvere magmatica.
Ci siamo, il futuro prossimo è escalation di disgrazie indicibili.

E Noi? Stiamo facendo qualcosa per preparaci al grande big sbang o continuano a mandare messaggini stupidi con faccine stupide e a gettare gli ultimi giorni stupidi della nostra vita in stupidaggini?
E ci giustifichiamo che siamo in coda in tangenziale, che la banca ci ha bloccato il muto del motoscafo, che nostra moglie ha speso un anno di stipendio in pedicure e maestri di tennis, che nostra figlia ha dilapidato tutto il valore delle azioni bancarie in ricariche telefoniche e magliettine rosa di Hello Kitty.

Tu però lo sai, lo sai che siamo alla fine, tu ne hai estrema certezza.
Accumuli viveri, ti scavi un bunker monoblocco monoposto nel giardino di casa, compri maschere antigas, bombole di ossigeno, legna da ardere, carta igienica e taniche e taniche di acqua.

La terra verrà spazzata da venti terribili e terribili tempeste, frane, crolli, il buco dell'ozono si farà voragine, onde anomale si susseguiranno senza tregua finché il mondo come lo conosciamo verrà completamente stravolto.
Moriranno tutti, moriremo tutti ed anche io, ma tu no.

Tu, il giorno dopo, uscirai dalla tana sano e salvo.
Uscirai il giorno 22 dicembre 2012, ti guarderai intorno e allora urlerai al mondo che sei vivo.
Vivo, unico sopravvissuto e fan-culo noi poveri stupidi ingenui, bloccati in tangenziale o in coda alle poste proprio nel giorno della fine.

Tu solo sopravviverai Maya maledetto.
Ma sarai solo, non ci sarà per te una nuova Eva, la tua felicità si trasformerà in lenta dannazione, morirai vecchio, fra mille stenti nel regno degli insetti e senza che nessuno ti possa dare una pacca sulle spalle e dirti “Però, avevi ragione!”.

Per la cronaca, il 22 dicembre 2012, sabato, è prevista pioggia.

…in precedenza …

Mostruosamente dolce, infinitamente piccolo, desiderio inespresso di sazietà oversize

L'inizio è difficile, andiamo di qua, andiamo di la, mi piace alta, ti piace bassa e larga, stretta a forma di lingua arrotolata su se stessa quasi timida, farcita a gobba, niente mozzarella che siam vegani.
All'angolo no che non sa di niente, sotto il portico troppa fila, a fianco della super rimbomba tutto che non si parla.
L'inizio è difficile e poi, va be' per me è uguale, non fa nulla, dai che si fa tardi.
Ecco vada per il vecchio coso.

Dinamiche di gruppo, dinamiche di vita, esponi, difendi, sostieni, non troppo però, maleducazione in agguato, soffio di vento e siam pari e patta e una pacca sulla spalla.

In macchina. Si va. Si parcheggia. C'è posto.
Seduti, gomiti a filo. Ci sono i grissini avvolti in un Renoir.
Grissini, dai dai resisti, che poi ti riempi.
Macché, che sono buoni pure quelli dell'amico a fianco e due alla volta è molto meglio.
La lista, ecco la lista.

L'indecisione è figlia dell'indeterminatezza dell'essere, del non sapere la fonte e l'approdo, quesito esistenziale inevaso.

Venti tipi di pasta, cinque specie di mozzarella, infiniti ingredienti.
Scarti quelle no, rimangano duecentocinque combinazioni possibili.
Mai rinunciare, non se ne parla, e quattro stagioni mai!

Quattro stagioni mai!

Attorno piovono funghi e prosciutto, alla romana, alla texana, valtellina, mare e funghi, prosciutto acciughe e uovo.
Controlli la media chiara, è ancora piena, per aperitivo un crodino.
Prosciutto acciughe e uovo. Allontanare la ricostruzione metafisica del gusto. Immediatamente!
Marinara senza aglio, con avocado, funghi ma non chiodini, borlotti ma non fagioli.
Amici decisi, determinati, fai segno al cameriere di lasciarti per ultimo.
Sei già ultimo.

Gli ultimi saranno i primi, diceva un tale, illusione pacifista, vana rivalsa sociale, salvifica illusoria elevazione della sconfitta al trono celeste.

Sei ultimo, la penna digitale ticchetta sul taccuino digitale collegato wifi con il pizzaiolo napoletano egiziano, che attende l'ordine sul display al plasma, modello “Poste Italiane”, luci rosse e verdi, numeri a caso e il tuo che non corrisponde mai, ma mai mai al foglietto.
Sospiri un nome a caso, l'ultimo che ti ricordi, “egiziana”, zucchine e zola, già lo zola D.O.P. della valle di luxor.
“Egiziana”, ostenti sicurezza ma è scelta casuale.

Inevitabile è l'affido alla sorte quando l'ora è tarda e la decisione indecisa incombe, gratta e vinci per perdenti, investimento deficitario.
Fortuna, speranza, attesa, alternanza palpitante, anticamera di disillusione.

Mezza bionda che se ne va prima, mezza al primo quarto, zola invisibile, zucchina millimetrica trasparente, alla metà elemosini acqua all'amica, il terzo quarto è gelido, l'ultimo lasci o non lasci, no! finisci.

Sprecare cibo pagato peccato mortale, indigesta digestione postdata al dopo, blocco notturno allo stomaco, foriero di plumbei presagi in sequenza incessante e l'alba come desiderio di rinascita.

Carta dei dolci, prima del caffè.
Se prima era difficile, ora è impossibile.
La carta dei dolci è il cameriere che manda a memoria quarantadue tipologie, ciascuna con minimo quattro varianti.
Panna cotta, meringata, tiramisù, cioccolato e pere, sorbetto.
Il resto sono vane parole disperse nel vuoto cosmico.

Inevitabile è il senso di impotenza nei confronti dell'incapacità mnemomica e se la parte diventa tutto, il tutto assurge al ruolo di impossibile, e l'impossibile si fa piacere mancato, privazione finale.

Ancora ultimo, dopo una sfilza di dolci dei quali ignorarvi l'esistenza e la possibilità.
Cioccolato e pere, fra i primi, impossibile da dimenticare.
Cioccolato e pere, una bella fetta triangolare di torta, fatta in casa, rigorosamente.

L'attesa è un rifugio caldo avvolto nell'odore di stufato in pentola sul camino, con fuori la neve in bufera.
Lo stufato può bruciare e la neve soffocare.
L'evolvere naturale degli eventi irride l'umano desiderio di appagante culinaria felicità.

Da lontano, si vedono i piatti dei dolci, arrivano, finalmente.
Pere e cioccolato?
Alzi la mano come a scuola quando sapevi la risposta e la maestra sapeva che sapevi ma voleva fottere il bulletto dell'ultimo banco che lei sapeva non sapere e ti rimaneva la mano alzata inutilmente, fino all'intervallo.

Il passato ritorna, non a volte, sempre, sconfitta circolare, pegno inevitabile di umana dannazione.

Pere e cioccolato, su un piatto rettangolare enorme, spazio per tre pizze, una grigliata mista di pesce e un porceddu allo spiedo, trionfo di zig zag di cioccolato, così fitti che non distingui il colore del fondo del piatto, panna montata ovunque, dalle forme bizzare, a piramide, a ponte, a coccodrillo, ad astice, a corna e poi un quarto di fragola di bosco fresca, a dicembre.
Buono, gustoso, ma la panna, sai com'è, turbolenza intestinale assicurata, e la fragola fresca è stata colta almeno sei mesi fa.

Buono, buono, ma lei, cioccolato e pere, dove è?

Non c'è!.

C'è, c'è, eccome! E' a forma di cubetto di ghiaccio, stesse dimensioni però, al centro del piatto, all'ombra del colosseo di panna montata, a far bella mostra di sè.

Piatto enorme, scenografia ammiccante e il tuo desiderio inespresso di golosità oversize al centro, a irridere il suo essere infinitamente piccolo e il tuo volere infinitamente grande.

Lo sapevi, è sempre così, ma la speranza è l'ultima, rimane fino alla fine e oltre.

Una fetta di torta cioccolato e pere che sia a forma di fetta di torta, della dimensione e peso di una fetta di torta, su un piattino da dolce piccolo, come quello della nonna.
Senza panna, senza maledetti zig zag di cioccolato.
Senza.

E' vano sperare?

Siamo tutti figli di Meg Ryan

Hai presente Meg Ryan in "Harry ti presento Sally"?
Hai presente Sally che ordina l'insalata?
Una semplice insalata?
"L’insalata dello chef ma con olio e aceto a parte, e poi la torta di mele … ma la torta la voglio riscaldata e non ci voglio gelato sopra: lo voglio a lato… e che sia di fragola, non di crema se possibile"
E' solo un film?
Già è solo un film.
Sicuro?
Dentro di te, nascosta molto o molto poco, c'è una piccola Sally.
Viperetta malefica pronta al maleficio.
Spiritello rompino proteso alla follia.
"Vorrei un pizza, ma mi raccomando, ben cotta!"
Una pizza ben cotta.
Ben cotta.
L'amico egizio alza gli occhi al cielo e inforna.
Vorrebbe infornare il filetto, ben cotto, al sangue o a media cottura.
Lui inforna e immancabilmente esce una pizza, cotta non poco, non troppo.
"Ecco signora, la sua pizza ben cotta"
Una pizza cotta normale, uguale alle altre ma ben cotta, signora!
Anche tu sei figlio di Sally,
non sentirti escluso,
anche tu hai ordinato una pizza ben cotta.
No? Mai?
Prima o poi lo farai.
Sicuro
e allora Sally sarà con te,
e tu e lei, insieme, verrete irrimediabilmente mandati a quel paese,
ma sempre con un sorriso,
con un semplice
beffardo
sorriso.

Uomini col borsello

In principio fu il borsello,
comodo, spazioso, in pelle, finta pelle, finto bue e in budello.
borsello1Era comodo, conteneva molte e molte cose.
Si portava lungo il fianco come una borsa da signora.
Aveva un manico nella parte superiore, come una valigia.
Era un simbolo anni '70.
Il mio papà lo sfoggiava con orgoglio, marrone.
Con cinturino sottile e lungo, marrone.
Poi ci fu l'oblio, il trionfo dei jeans con la tasca destra rigonfia per il portafogli, spessore fastidioso e ingombrante, per i più accostato al pettinino portatile in osso, curvo come la sagoma del sedere.
Erano gli anni dell'equazione borsello parrucchino riporto.
Orrore.
Arrivarono i '90, l'era del marsupio. MARSUPIO
Pacco dono, avvolto intorno alla vita, pesante e con la propensione ad appoggiarsi pesantemente alle sfere intime.
Per molti fu anche una protesi della propria mascolinità "si vede il marsupio?".
Fu l'inizio del declino.
E venne la fine del primo decennio del 2000.
Oggi, ora.
E fu ritorno.
E' ritorno.
Ma non chiamarlo borsello.
Tracollina, tracollina, tracollina.
borsello2Da portare rigorosamente a tracolla, in obliquo, come la cintura di sicurezza.
Estensione massima fino alle maniglie dell'amore, non oltre.
Dimensioni ridotte, tessuto tecnico, antipioggia e antifreddo.
Inserto lumiscente, come i giubbotti ad alta visibilità.
Tasca dedicata al cellulare.
Chiamalo tracollina.
Ma lui, il borsello, se la ride sotto i baffi.
E' tornato.
Ma almeno non è in budello.