Alberto Giacometti (fonte internet)
Solo un passo per ora, uno solo.
Sono l’uomo che cammina, rivolto al futuro, sottile, essenziale.
Scavato, lavorato, privato del futile.
Bidimensionale come la vita, davanti e dietro e in mezzo una linea sottile di impescrutabile passaggio.
Mi hai creato lineare e contorto, materia definita dal basso, incollata al fondo e che dal fondo si stacca.
Sono passi lunghi ora, verso il mio destino e il peso delle mie spalle, curvate in avanti, come il passato che grava sulla mia fragilità, incerto ma non nelle intenzioni.
Sono lo sforzo da distacco, sono rassegnazione e pace, sono attesa, di ciò che dio vorrà per me.
Sono lo scheletro delle tue speranze, sono libero dagli orpelli della tua incertezza.
Sono passi lenti e inevitabili, ritmo costante come l’ineluttabilità delle cose.
Sono resistenza sconfitta, sono fatica e purezza, anima e corpo, tutt’uno sfuggente.
Non chiedere il mio nome e quello dei miei compagni.
Non chiederlo mai, il nome definisce, arricchisce, contorna.
Sono materia umana, sono quel che basta e che quel che serve.
Sono braccia aperte al mio destino.
Che sia ciò che sarà.
Il mio passo avrà sempre lo stesso incedere, finchè avrò fiato, finchè ci sarà terra da calpestare finchè le mie leve sottili si spezzeranno di colpo e crollerò faccia in giù, nella terra, dalla quale sono nato e destinato a tornare, dalla quale anche tu sei nato e destinato a tornare.
Allora, e solo allora, le tue mani impasteranno nuovamente il mio corpo, plasmeranno un’altra storia e un’altra anima, finchè anche la tua di anima avrà la forza di essere vita.
Solo un passo per ora, uno solo.