E’ come quando finalmente arrivi al mare, è un anno che lo aspetti il momento, gli ultimi giorni prima della partenza sembrano lunghi lunghi, quasi a raddoppiare o triplicare, e poi finalmente il viaggio in macchina, la sistemazione dei bagagli, indossi il costume, una mano di crema solare, l’infradito e il telo da spiaggia.
Sei pronto, rimane solo da uscire dalla stanza dove sei alloggiato, pochi metri e quindi finalmente gustare il piacere della sabbia sotto i piedi, del sole che scalda, dei ragazzini e dei loro castelli di sabbia sul bagna asciuga.
Sei pronto e proprio mentre stai per impugnare la maniglia e aprire la porta della stanza, senti un rumore che proviene da fuori, lo ascolti bene, vuoi essere sicuro e alla fine ti convinci.
E’ la pioggia, che cade abbondante.
E’ la pioggia che rimanda improvvisa l’inizio, quello vero.
La pioggia è attesa.
Sei al mare e devi attendere il bagno, i tuffi, il sole, la sabbia.
E’ attesa.
La seconda tappa, Altopascio – San Miniato è semplicemente attesa.
Tutt’attorno c’è il sole e il tepore del giorno precedente che ormai puoi definire caldo.
E’ il primo caldo, il primo della stagione, lentamente sale la temperatura, e sale l’impazienza, sale l’attesa.
L’attesa di spaziare lo sguardo fra colline, ulivi, vigne, l’attesa di immergersi con i ritmi dilatati del cammino nella Toscana Toscana.
Ma è previsto.
E’ previsto che all’inizio sia ancora asfalto, con le articolazioni che percepiscono l’impatto, danno già segni di logorio ed è solo il secondo giorno. Così è.
L’inizio è un tratto di provinciale, non molto lungo in verità, con le auto e i camion che sfrecciano, e tu e i tuoi compagni, in direzione opposta, ostinata e contraria, con le racchette da cammino, lo zaino e i vestiti da trekking.
Auto e camion e uomini a piedi, ti senti fuori posto, l’amico M allunga il passo, è affrettarsi per togliersi dalla strada.
Si vuole bosco. E bosco è, di lì a poco.
Finalmente il segnavia indica a una svolta a destra, un tratto di sterrato, finalmente lungo, finalmente terra e un po’ di natura intorno, finalmente.
Si comincia a respirare, il rumore del traffico decresce, il tracciato comincia a ondularsi, il piacere del cammino aumenta.
E’ come quando sei al mare, sei in stanza, guardi fuori, piove ancora ma in lontananza, poco sopra l’orizzonte, compaiono i primi squarci di cielo sereno.
E’ così questa giornata, alternanza di asfalto e prato, strade secondarie e campi verdi e in lontananza le colline che fanno capolino, sorridono a modo loro e ti danno appuntamento al giorno successivo.
In alternanza, con prevalenza di asfalto, si arriva dopo 25 km, che sembrano molti di più, a San Miniato. L’ultimo sforzo è la salita verso il centro del paese e al centro del paese c’è la torre. A e M vogliono salire, sei stanco, non ti va, i piedi protestano, ti lasci convincere.
E lassù in cima alla torre, con la ragazza dei biglietti che si lamenta di essere ormai in chiusura ma che concede comunque la salita, lassù in cima alla torre lo sguardo è a 360°C, lo sguardo è il domani, lo sguardo è verde di colline, marrone diseguale di aratura, bianco di case e rosso di coppi di tetto, lo sguardo è la Toscana Toscana.
L’attesa è finita.
E’ come quando sei al mare, ha appena smesso di piovere, è ormai sera, non puoi più fare il bagno, in stanza ti sei annoiato tutto il giorno, eppure ora puoi uscire, è l’ora dell’aperitivo, dell’aperitivo in spiaggia, guardi il mare, il bagna asciuga ormai deserto e il giornale locale aperto sulle previsioni meteo del giorno dopo.
Sereno e caldo. Caldo e sereno.
Domani si comincia davvero.
Giù dalla Torre, prima di raggiungere l’agriturismo, una breve sosta al bar.
Cosa si beve? Chinotto?
“Tre birre, grazie”
Non c’è il chinotto, della cedrata non ci importa.
Una bella birra fresca a lavar via la polvere.
Ogni tappa ha l’aperitivo che si merita.
E’ un assunto, non serve discutere.
Arrivi all’agriturismo, è bello l’agriturismo, ulivi e vigne, la piscina, immancabile, e sullo sfondo al tramonto la semplice armonia della natura.
Tolte le scarpe e le calze, i piedi nudi respirano a dita divaricate, per prendere più aria possibile.
Ti aspetta la cena, in compagnia di amici toscani di M, un po’ di vino rosso, carne e il piacere della vacanza, del distacco e dell’esserci semplicemente.
Percepire il proprio corpo e solo quello.
Percepire il proprio corpo in assenza.
In assenza dei pensieri.
E’ il potere analgesico della natura.
Coordinate di tappa:
Agriturismo Marrucola: via Calenzano, 40/42 – San Miniato (PI) – http://www.marrucola.it
Ristorante Collebrunacchi: Via Collebrunacchi, 6 – San Miniato Pisa – http://collebrunacchi.it
Note a margine:
E’ una forza della natura Ezio. Chiudi gli occhi e senti la parlata toscana, quasi eccessiva, toscana e divertente, squillante. Hai gli occhi chiusi eppure lo immagini il suo sorriso.
Apri gli occhi e lo vedi Ezio, ha la carnagione scura, non è abbronzatura, è carnagione scura.
Ezio è etiope, il padre Toscano per anni in Etiopia, una moglie locale e poi il ritorno con la famiglia nella terra natale.
Ezio è il gestore dell’agriturismo, i locali per gli ospiti erano l’officina per le macchine agricole, e ora sono stanze con soppalco affacciate sulle colline di San Miniato.
E’ bello il tuo agriturismo Ezio, bella la tua accoglienza, simpatica spontaneamente, bello il tuo offrici un bicchiere di rosso, gustato prima della cena.
Ritornare è una piacevole possibilità.
“Per me, piccione” l’amico M è sicuro del fatto suo, è deciso, per secondo il piccione arrosto, al ristorante, sperso fra le colline, raggiunto in auto con gli amici del posto.
La cameriera è decisa “guardi che per il piccione ci vogliono 50 minuti”.
M è deciso “Non c’è problema”.
La cameriera è decisa ”io lo dico perché poi mi vede passare con gli altri piatti e magari mi dice …ma il piccione dov’è? E’ ancora in volo su San Miniato?”.
Ma con tutto il ben di dio che offre il ristorante, caro M, c’è proprio bisogno di mangiarsi il piccione?.
E’ carne rossa, ho capito! Ma vuoi mettere una sana tagliata!
Al mattino, Ezio dell’agriturismo, come da nostra richiesta ci prepara i panini.
E’ gentile Ezio, sono compresi nel prezzo, cambia poco, ma il gesto lo apprezziamo.
Già i panini, i panini che ci salveranno nella tappa più lunga, la terza, San Miniato – San Giminiano, una tappa che ne fonde due. Una tappa da camminare tutta fino in fondo, per 36 km.
Era attesa.
E’ arrivata.
SMS a chi non c’è:
Arrivare nel classico agriturismo fantastico toscano, nella toscana che ti immagini, finalmente, con il gestore che parla toscano, maremma!, ma è etiope. Gambe durissime anche con tappa non troppo dura. Oggi 26 km e domani 10 in più e già le prime vesciche. Troppo vecchi per queste cose?

Camminando sale il desiderio, il desiderio della Toscana Toscana, quella che ti immagini, quella da cartolina, quella delle colline con sopra il casolare e il vialetto di accesso lungo e sinuoso contornato da cipressi.
