Dancing Barefoot

Dancing barefoot, cantava Patty Smith,
a piedi nudi è un'altra cosa, e a piante ben larghe è ancora meglio.
E' una questione di contatto.

Arrivi a casa di amici e non pulisci le scarpe sullo zerbino con scritto “welcome”, le togli direttamente e anche le calze.
La puzza di piedi? Ma i tuoi piedi non puzzano, almeno non a te.
Che poi se tieni le calze c'è il rischio del buco in punta, che proprio bello non fa.
E se è in inverno? Serve il riscaldamento a pavimento, altrimenti le calze antiscivolo con le paperette in rilievo aiutano ma non è lo stesso.

Non si tratta di essere profeti del camminare a piedi nudi a tutti i costi, "barefooters" si chiamano.
Per strada no, ma a casa sentire il pavimento è importante.
E' come aria di libertà, assenza di confinamento.
E' così bello essere liberi e sentire direttamente il suolo che si calpesta e magari scivolare su un parquet regolare e caldo.

Come quando sulla sabbia che ancora non scotta, i granelli passano fra le dita e si sprofonda solo un po' e rimane l'impronta del passaggio, anche se poi vento e onde metteranno tutto al loro posto.
Senso di natura, il contatto sull'erba appena tagliata e un fondo soffice su cui galleggiare, magari dopo aver levato gli scarponi di montagna, occhio alle cacche di mucca però!

E' irrazionale il piacere dei piedi nudi, si può cercare una spiegazione, un senso, si può certo ma in fondo non si deve.
E' un piacere, casuale ma così è.
E allora non rimane che goderne appena possibile e
magari ballare a piedi nudi.
Dancing barefoot, cantava Patty Smith.

Una risposta a “Dancing Barefoot

  1. Poche sere fa, mi sono coricata con le finestra aperta ed ha cominciato a piovere ed io sono uscita a piedi nudi perchè volevo sentirmi tutta quell'acqua adosso, volevo sentirla a partire dai piedi e sulla testa. Mi piace stare a piedi nudi, in casa lo faccio abbastanza spesso e quando posso anche fuori. E' un ritorno alle origini, alle cose semplici, che esistono. Ci sono e non si pongono troppe domande. E' una necessità di liberarsi di quel "pensiero" che a volte diventa una zavorra.

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